SOUND
Scopriamo perchè non potremo più usare il termine "urban" in riferimento al panorama musicale
di Aldo Abronzino
2020-06-08 17:54:23
Le ultime settimane in territorio americano sono state davvero molto complesse, vuoi per la terribile diffusione del coronavirus, e vuoi soprattutto per le rivolte in seguito alla drammatica morte di George Floyd.
La lotta al razzismo è una tematica più che mai attuale in tutto il mondo, e quotidianamente milioni di persone scendono in piazza per sostenere la causa e diffondere messaggi di unità e vicinanza alla Black Community globale.

L’influenza di quanto si sta consumando di recente nelle strade, si avverte anche nel mondo della musica: gran parte della scena hip hop statunitense si è infatti unita attivamente alle manifestazioni, partendo da Kanye West, passando per Kendrick Lamar e Lil Baby, fino ai vari JCole, Swae Lee e Machine Gun Kelly.

Le donazioni al movimento Black Lives Matter e alla famiglia Floyd sono state già molteplici, e dopo una settimana di astinenza in rispetto a quanto stava accadendo, ben presto potremo ascoltare nuovi brani che con tutta probabilità denunceranno il comportamento meschino delle forze dell’ordine (giusto qualche ora fa lo stesso Young Thug ci ha fatto ascoltare un piccolo snippet di una traccia incentrata su queste tematiche).

Il desiderio di ribellione e di uguaglianza sta animando milioni di cittadini in tutto il Paese, e in un momento così delicato come questo, tutti stanno cercando di mettersi in riga e farsi portavoce di uno stile di vita diverso, improntato sul rispetto reciproco. Il caos che ha investito negli ultimi giorni i lavoratori americani, e quindi anche il mercato discografico, ha comportato quindi alcuni drastici cambiamenti soprattutto per quanto concerne l’approccio degli addetti ai lavori al mondo della musica.

Attraverso un comunicato stampa ufficiale, Republic ha infatti annunciato di aver completamente eliminato dal loro dizionario la parola “URBAN”, promettendo di non usufruire più di questo termine in riferimento agli artisti e al loro genere, e invitando tutti a imitare la loro decisione per contribuire una volta per tutte alla tanto declamata rivoluzione dell’industria musicale.
Forse nel corso degli ultimi anni un po’ tutti abbiamo abusato di questa parola, rifacendoci ad un concezione per certi aspetti obsoleta, e limitandoci a catalogare il genere hip hop, l’ambiente che lo circonda e gli artisti, in un’unica categoria semplicemente per facilitarne l’associazione.

In virtù di questo, ci sembra pertinente citare il discorso pronunciato da Tyler, The Creator durante la premiazione dei Grammy Awards 2020. La disputa riguardo alla legittimità dell’uso di “urban” come termine per etichettare il genere hip hop era già iniziata da tempo negli States, in particolare dopo i provvedimenti presi nei confronti di coloro che abusavano della parola “ni**a” a scopo razziale. Se ascoltate adesso, dunque, le parole di Tyler non fanno altro che avvalorare la tesi esposta qualche giorno fa da Republic, e ci avvicinano di gran lunga all’idea che la catalogazione del pensiero (in particolare se a sfondo razzista) sia ormai una tematica desueta e assolutamente inapplicabile ai giorni nostri.

“Mi fa schifo che ogni volta che noi ragazzi afro-americani facciamo qualsiasi cosa, questa venga assimilata automaticamente al genere rap o urban. Non mi piace la parola “urban". Secondo me è solo un modo politicamente corretto per dirmi N***o. Perchè non possiamo essere semplicemente “pop”?"

Tyler, The Creator

E voi cosa ne pensate di queste dichiarazioni? Siete d’accordo sulla scelta di rimuovere il termine “urban” dal dizionario degli artisti?
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